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1986

Grandi conferme e importanti novità caratterizzano l’edizione del 1986 di “Taormina Arte”. Ancora una volta nella Prosa padroneggia William Shakespeare, a cui la sezione, quest’anno, è interamente dedicata; ancora una volta la sezione Musica e Balletto propone nomi di grande rilievo, come la Royal Philharmonic Orchestra di Londra e il Balletto Nazionale di Marsiglia di Roland Petit; ancora una volta il binomio arte-spettacolo riesce ad imporsi.

Fanno il loro esordio a TaoArte l’operetta, con la messa in scena de “Lo zingaro barone” di Strauss e, quasi a colmare un vuoto del festival, accanto alla “piccola lirica” in cartellone, fuori programma viene rappresentato anche il melodramma con “Carmen” e “Rigoletto”.

Inedita anche la rassegna del “Video d’autore”, curata da Valentina Valentini.

Per la prima volta viene assegnato il premio “Eduardo”, dedicato alla memoria di Eduardo De Filippo. Ad aggiudicarselo è Dario Fo.

Tra le curiosità anche un concorso indetto dal quotidiano romano “Il Messaggero”, per il miglior slogan sulle manifestazioni di “Taormina Arte”, vinto da una giovane di Nettuno, Rosanna Capponi, invitata ad assistere agli spettacoli, grazie alla frase da lei coniata e risultata la più convincente: “uno scenario antico, una cultura nuova”.

Ad aprire la sezione della prosa sono Giancarlo e Mattia Sbragia, ancora a Taormina, in prima nazionale, con “Non ti mettere tra il drago e il suo furore”, sul “potere” in Shakesperare, attraverso “la tematica della conflittualità generazionale e l’usurpazione del potere in generale”. Una scelta che regala particolare intensità alla prova dei due attori, padre e figlio nella realtà, un vecchio e un giovane attore, nella finzione che si confrontano e lottano per prendere possesso del palco, attraverso monologhi e dialoghi di alcuni drammi shakeasperiani.

Un’altra prima nazionale è “Il mercante di Venezia” per la regia di Orazio Costa che si ritrova a dirigere “tre generazioni di Accademia d’Arte drammatica, quasi tutti suoi allievi”: Gianrico Tedeschi, Paola Gassman, Luciano Virgilio.

Ma c’è anche chi a Shakesperare toglie la parola, mantenendo intatta la forza dell’opera, anzi, esaltandone immagini e simbologia: è la straordinaria pantomima di Nola Rae e John Mowatt, due bravissimi mimi inglesi che, diretti da Matthew Ridout, in “Shakesperare, The Works”, mettono in scena uno spettacolo nel quale sono passate in rassegna, in chiave comica, alcune delle tragedie del drammaturgo in cui tutti i ruoli sono interpretati dai due attori.

Il consueto convegno annuale sull’autore di Stratford on Avon, curato da Alessandro Serpieri, affronta quest’anno il tema “Mettere in scena Shakespeare”.

Altra grande prova d’attore, altro protagonista del teatro italiano: Tino Carraro interpreta ben cinque personaggi in “Pericle, principe di Tiro”, una coproduzione realizzata da “Taormina Arte” con il Teatro di Roma, per una nuova prima nazionale al Teatro Antico.

Reduci dal “Laurence Olivier Award”, l’oscar del teatro britannico per la loro versione di “Sogno di una notte di mezza estate”, proposta anche a Taormina nell’85, torna il giovane gruppo inglese “Check by Jewl”, questa volta con “La dodicesima notte”, altra rivisitazione “impertinente e giocosa”: una commedia degli equivoci “trasferita” nella società frivola degli anni ’20.

Giulio Cesare ha il volto di Ivo Garrani nell’omonimo dramma shakespiriano portato in scena da Krzysztof Zanussi.
Una rappresentazione rigorosa in cui si distinguono, tra gli interpreti, Aldo Reggiani, nel ruolo di Antonio e Corrado Pani: il suo Bruto è definito dalla critica una delle sue prove più belle.
A completare il quadro delle rappresentazioni shakespiriane è “Tutto bene quel che finisce bene”, con Valeria Moriconi e Mariano Rigillo, per la regia di Aldo Trionfo.

“Una festa per il teatro” 1986 è ancora una volta condotta da Pippo Baudo e trasmessa da RaiUno. Circa diecimila al Teatro Antico e milioni attraverso la televisione, gli spettatori della serata di gala in cui sono assegnati i “Biglietti d’oro” e gli altri riconoscimenti teatrali. Oltre Dario Fo, tra i premiati ci sono Vittorio Gassman per “Affabulazione” di Pier Paolo Pasolini; un commosso Renato Rascel, Gino Bramieri, Carlo Dapporto, Aldo Fabrizi, Domenico Modugno, Nino Manfredi, Johnny Dorelli, Pietro Garinei, Delia Scala. Novità di questa edizione il “Limone d’oro”, omaggio al cabaret, aggiudicato dal “Bagaglino” e ritirato da Pier Francesco Pingitore, Oreste Lionello e Leo Gullotta.

Il cinema attraverso 51 manifesti d’autore e “Donald Duck”, ovvero Paperino, sono i protagonisti di due mostre allestite durante la rassegna.

Il programma della sezione Musica e Balletto è susseguirsi di prime ed esclusive italiane che quest’anno fa registrare un record d’incassi e presenze con una media di 4mila spettatori a spettacolo.
L’apertura è affidata, in prima nazionale, al “Balletto Nazionale di Marsiglia”, diretto da Roland Petit, con un programma interamente dedicato a Bizet: “L’Arlesienne”, “Variations Chromatiques”, “Carmen”, a cui si aggiunge “Coppelia”, nella seconda delle tre serate affidate all’arte del coreografo.
Un successo consacrato dagli undicimila spettatori, pronti a fare anche ore di fila davanti ai botteghini per un biglietto di platea (20mila lire) o gradinata (8mila lire).
Una prestigiosa affermazione per “Taormina Arte”, replicata qualche giorno dopo, con l’esibizione della Compagnia di Danza di Paul Taylor, geniale coreografo americano che sceglie la Perla dello Jonio per l’unica tappa italiana del suo spettacolo.

Di prestigio anche la performance della Royal Philharmonic Orchestra diretta dal sovietico Yuri Temirkanov, capace di “far cantare e ballare l’orchestra”, sulle note di Ciaikovsky e Dvorak.
Da citare anche l’esibizione del pianista Vladimir Ashkenazy, un genio, capace di “ipnotizzare” un gremito Teatro Antico.