Pompeo Oliva illustra il programma di Teatro

Ma alla fine del faticoso viaggio è giunto sospirato il momento dell’approdo nel porto da cui avevamo salpato.E la metafora si invera se si pensa al sinuoso e imponente Teatro Greco-Romano in cui saremo accolti e che fa della città di Taormina un luogo unico e impareggiabile del mondo.
Ma ancora può venirci in soccorso l’alfabeto nautico, solo a ricordare quanto affollati siano stati i mari che ci è accaduto di attraversare. Percorsi da piccole o addirittura minuscole imbarcazioni, ma anche da una flotta di medie o grandi unità e financo da vere e proprie corazzate di recentissimo varo (come non tenere conto del Napoli Teatro Festival Italia, che per tutto lo scorso mese di giugno ha “invaso” una città così terribilmente ma anche meravigliosamente speciale come Napoli?
In porto, dunque. A scaricare la merce raccolta in stiva: quanto meno quella che non è andata persa – e non è stata poca – durante la burrascosa navigazione.
E così anche quest’anno la sezione Teatro di Taormina Arte si incunea tra le sezioni di Cinema e Musica, rivendicando una sua identità, che – a ben riflettere – si realizza meglio nell’ambito di un progetto che si risolve in un vero e proprio effetto di dissolvenza di identità.
Il Teatro – come è in realtà per tutte le autentiche espressioni d’arte – è il luogo dove le differenze, le disparità di ogni genere, perfino le incongruenze e le apparenti contraddizioni mirabilmente convivono, fino al punto da prendere vigore e risalto da questo caleidoscopico frangersi di livelli e tonalità espressivi.
Un festival di teatro non può che riflettere questo variegato contesto, che il più delle volte lungi dal tradursi in una sorta di “caos calmo”, diventa invece la rappresentazione più immediata di un fermento creativo che attinge da una realtà straordinariamente complessa e antagonistica.
Se pensiamo al teatro dei greci e dei romani e poi a quello shakespiriano o anche dei grandi autori successivi (Moliére, Goldoni, Ibsen, Pirandello), ne riconosciamo più facilmente i segni che ne distinguono i diversi statuti espressivi e valoriali. Possiamo dire che oggi è ancora così ? I dubbi sono tanti.
Per questo la conformazione e gli stessi tratti distintivi di un Festival teatrale oggi non possono che identificarsi nella individuazione di una figura/corpo/superficie che potremmo definire “a geometria variabile”.
E’ questa la ragione che suggerirebbe di sottrarmi ad una descrizione puntuale e d dettaglio del programma di questa edizione 2008. Solo vorrei dire, scorrendo il florilegio dei titoli, che vedono insieme spettacoli “grandi” e spettacoli financo “minimi”, novità assolute assieme a riprese di piéces sperimentate, quanto significativo sia stato lo sforzo produttivo affrontato da Taormina Arte in questa edizione.
E non soltanto nell’avere assicurato un proprio apporto specifico ai titoli maggiori di scena al grande Teatro Antico. Penso ovviamente ad Amleto con la regia di Armando Pugliese ed un cast di attori di grandissimo livello, da Alessandro Preziosi nel mitico ruolo, fino agli splendidi altri interpreti che lo affiancano: Carla Cassola, Franco Branciaroli, Silvio Orlando.
Penso anche a La favola di Amore e Psiche con cui Renato Giordano completa il suo percorso nel ricchissimo territorio della letteratura classica (dopo Boccaccio e Petronio). In questo caso sulla magica teatralità di un Peppe Barra si innestano le componenti sonore e coreografiche dello spettacolo, queste ultime affidate ad André De La Roche.
Ma ancora di più l’impronta produttiva del Festival si coglie nei titoli che puntano a valorizzare le tante ed importanti risorse artistiche del nostro territorio. E’ il caso di Salomé (regia di Giampiero Cicciò), di Metamorphosis, spettacolo a cura di Elena Sgarlata, di La coda dell’oca con regia di Gianni Fortunato, prima rappresentazione in Italia di un autore, Andrea Genovese, già conosciuto in Francia, fino ad avere dedicata – da parte di un teatro di Lione – una intera stagione ai suoi testi.
Di notevole interesse (ma mi accorgo di avere quasi inavvertitamente sconfinato nella “illustrazione” di dettaglio, dalla quale intendevo sottrarmi) è il gruppo di spettacoli che vengono ospitati dal Festival e che hanno un loro punto di forza nella presenza di attori di riconosciuta bravura: da Sandro Lombardi, che con lo straordinario apporto coreografico di Virgilio Sieni, agisce sulla forza evocativa di una delle liriche più importanti del secondo Novecento italiano (Le ceneri di Gramsci di Pier Paolo Pasolini); a Lello Arena, che rivisita in chiave partenopea la commovente favola russa che ispirò Stravinskij e che diventa ‘O cunto d’ò surdato; a Enzo Vetrano e Stefano Randisi, apprezzati in particolare per la loro ineguagliabile rilettura dei testi pirandelliani (Per mosse d’anima è un omaggio al grande drammaturgo siciliano).
Un grappolo di testi poi vuole essere un campione della quanto mai interessante realtà teatrale che si muove attorno la città di Palermo: 9 maggio 1978, regia di Alfio Scuderi, interprete Paolo Briguglia, concentra nel titolo una doppia e coeva tragedia italiana: le morti di Aldo Moro e Peppino Impastato; La spartenza, un progetto laboratorio di Enzo Toto incentrato sul fenomeno, per tanti versi parimenti tragico, dell’emigrazione siciliana; Ferragosto…caldi pizzini, spettacolo multimediale di Emanuela Mulè e Giuseppe Moschella, che attinge dai più recenti fatti della cronaca mafiosa i propri motivi di ispirazione.
Mi è sembrato anche cosa giusta chiamare a Taormina il gruppo attoriale della “Compagnia di Piero” che da Catania con Oltre il limite ha offerto un meraviglioso esempio della capacità che ha il teatro di accogliere ogni “differenza” e anzi farla diventare formidabile strumento di comunicazione artistica.
Da ultimo, ma proprio perché ha il privilegio di inaugurare il Festival, ritorno a Shakespeare e lo faccio in compagnia di Francesco Branchetti, regista e interprete, unitamente a Isabella Giannone, di Antonio e Cleopatra, spettacolo che debutta in prima assoluta a Taormina.
La mia “relazione illustrativa” finisce qui. Non credo sia utile in questa occasione affrontare i tanti e complessi temi di prospettiva. Ciò che posso augurarmi è che – sin dal prossimo settembre – quei temi siano all’ordine del giorno nell’agenda di quanti hanno responsabilità nella politica culturale in Sicilia e che non potranno trascurare di intervenire per una azione di salvaguardia e di crescita a sostegno di una manifestazione così prestigiosa e insostituibile quale è Taormina Arte.
Pompeo Oliva
Direttore Artistico Sezione Teatro
Taormina Arte