Taormina Arte Musica si chiude con un concerto omaggio a Leonard Bernstein

"Voglio trasmettere tutto ciò che so della musica e ciò che provo. Voglio destare nel pubblico la sensibilità e la conoscenza, ma anche portarlo a comprendere la musica… O si migliora… o si muore", disse Leonard Bernstein, ormai prossimo al settantesimo compleanno. Lui, l'artista rinascimentale ritrovatosi a vivere nel XX secolo, lui che -secondo le sue parole - aveva vissuto "almeno cinque vite", lui, la star internazionale dalla gioia di vivere e di soffrira, sembrava aver trovato, se non proprio la pace interiore, almeno un maggiore equilibrio.
Taormina Arte rende omaggio a Leonard Bernstein proprio nel giorno del novantesimo compleanno, con un Concerto intitolato Bernstein On Broadway, realizzato dal Festival Euro Mediterraneo 2008 con il sostegno dell’Assessorato del Turismo, delle Comunicazioni e dello Sport della Regione Siciliana, unendosi – unico festival in Italia nella data del compleanno –, alla celebrazioni internazionali: e lo fa con un attesissimo concerto dedicato alla scintillante musica composta da Lenny Bernstein per il teatro musicale di Broadway, di cui Enrico Castiglione, direttore artistico di Taormina Arte, ha selezionato le pagine più geniali, dall’ouverture di Wonderful Town alle Symphonic Dances from West Side Story, dall’ouverture di Candide alle Three Dances from On The Town, e così via, con una prima europea, la Suite orchestrale dal musical 1600 Pennisylvania Avenue, ovvero l’indirizzo della Casa Bianca, cui Lenny Bernstein dedicò la sua ultima ironica commedia musicale. Una serata evento che vedrà Steven Mercurio, direttore d’orchestra tra i più brillanti per il repertorio musicale americano, dirigere l’Orchestra Sinfonica del Teatro Vittorio Emanuele di Messina, con la partecipazione del soprano Marquita Lister.
Allievo di Fritz Reiner e Serge Koussevitzky, la carriera di Leonard Bernstein inizia quando nel 1943 divenne assistente alla New York Philharmonic e diventò "il bambino prodigio americano" dopo aver sostituito Bruno Walter in un concerto del 14 novembre 1943. "Il più grande talento del secolo nel campo della direzione orchestrale", secondo Wilhelm Furtwängler, doveva più di ogni altro lasciare un'impronta nella storia musicale americana moderna come compositore, direttore e filosofo musicale. Proprio in lui, impregnato della tradizione ebreo-russo-europea, l'America trovò la sua identità musicale. Sotto la sua egida la New York Philharmonic ha suonato in 942 concerti oltre 400 opere, fra cui più di un centinaio di prime esecuzioni di compositori americani, e centinia di registrazioni discografiche edite dalla Sony e dalla Deutsche Grammophon.

Che venisse definito un artista poliedrico o un "camaleonte dal colore indelebile", ammirato o disprezzato come "stella dello spettacolo", chiamato "genio dell'esagerazione", che la sua spontaneità - o anche la sua stravaganza - le sue ardenti emozioni e l'impetuosità delle sue passioni provocassero risentimenti filistei: tutto ciò rivela il suo incommensurabile talento e spiega la perplessità di coloro che non riuscivano a capirlo semplicemente perché era troppo grande, un genio d’altri tempi.

Difficile da comprendere, specialmente negli Stati Uniti, era lo spiccato soggettivismo di Leonard Bernstein. Egli si opponeva a quel realismo, a quel perfezionismo con cui le orchestre e i direttori americani si distaccavano dal soggettivismo romantico europeo trasformatosi in irrazionalità. Il suo interesse non era rivolto al funzionamento dell'apparato orchestrale e all'idea dell'esito positivo, ma sempre e soltanto al significato della musica. Malgrado si considerasse un contemporaneo dell’ "età dell’ansietà" (così il titolo della sua Sinfonia n. 2), egli visse, senza mai cadere in una retorica candida e banale, nella speranza dell'ideale umanistico. Nel suo epitaffio su Leonard Bernstein, Joachim Kaiser ha citato una frase su Mozart pronunciata dal direttore scomparso: "E quando se ne andò dal mondo, esso era rinnovato, arricchito e benedetto dal suo passaggio."

Come nessun altro, Bernstein ha saputo spiegare il significato di Mahler per la coscienza moderna: "Cosa vide Mahler? Tre modi di morire: prima di tutto la sua morte incombente; poi la morte della tonalità, che per lui significava soprattutto la morte della musica. Le sue ultime opere sono un addio definitivo sia alla musica che alla vita. Infine la sua terza ed ultima visione: la morte della società, la morte di una cultura faustiana. Ed è proprio qui che risiede l'ambivalenza più affascinante in assoluto: mentre invecchiamo, dimostriamo la nostra maturità imparando ad accettare la nostra mortalità, senza mai peraltro rinunciare alla ricerca dell'immortalità."

Ma la sua statura, oggi straordinaria e leggendaria come direttore d’orchestra trascinante ed irresistibile (Igor Stravinskij lo definì il “bazar della musica”, certamente “il più entusiasmante direttore d’orchestra di tutti i tempi”), si impone oggi più che mai per la sua geniale produzione musicale, autore non solo del più celebre ed amato musical della storia, quel West Side Story che ancora oggi detiene il primato di commedia musicale più eseguita al mondo, addirittura più di un’opera lirica popolare come La Bohème di Puccini), ma di una sterminata quantità di musica bellissima, originale e popolare, fortemente appassionante e brillantemente trascinante, divisa a metà tra il teatro musicale di Broadway e la musica sinfonica e d’ispirazione religiosa (basti pensare ai suoi meravigliosi Chichester Psalms o alla spettacolare Mass scritta nel 1971 in memoria di John F. Kennedy): come dire due facce della stessa medaglia, ovvero Lenny Bernstein. E il Concerto Bernstein On Broadway, ideato da Enrico Castiglione come un primo omaggio a Taormina al grande musicista americano in attesa dell’anniversario dei vent’anni dalla morte che cadrà nel 2010, chiuderà all’insegna delle mille luci di New York la nuova stagione di Taormina Arte.