Elisir d'Amore il 18 agosto al Teatro Antico

Lo spettacolo punta così ad esaltare le molteplici sfumature e le pungenti caratterizzazioni dei personaggi, le loro vicende e le diverse situazioni sceniche nella quali incorrono, in un contesto certamente suggestivo come quello del Teatro. Nel cast Caterina Ilardo, Giuseppe Pelligra, Giovanni Bellavia, Marco Filippo Romano, Claudia Munda; a dirigere l’Orchestra sarà Danilo Lombardini.
L’azione di questa rivisitazione dell’opera si colloca in un ipotetico paese dell’entroterra siciliano di metà 800 e questo conferisce alla produzione de “L’Elisir d’amore” un tocco di originalità. La regia di Elizabeth Smith rispecchia fedelmente la naturale vita di un paese modello in cui tutto si muove come se fosse una grande piazza dove ogni evento scorre: dalla festa nuziale ai balli, dall’arrivo dell’ambulante di turno col suo carretto pieno di cianfrusaglie agli amori fugaci che nascono e muoiono in un attimo, dalle gelosie e dalle rivalità.
E’ in questa piazza virtuale che la storia di Dulcamara e del suo “elisir” prende vita. I costumi de “L’Elisir d’amore” sono forniti dalla storica sartoria teatrale Pipi e sono autenticamente siciliani dell’epoca; i soldati sono qui sono trasformati in carabinieri, così come le scenografie e l’attrezzeria si avvale della collaborazione del Teatro Massimo di Palermo.
Nel “paesello” de “L’elisir d’amore” tutti dunque si muovono con grande naturalezza e bontà d’intenti ed ognuno ha il carattere ben delineato: da Adina - benestante ragazza capricciosa sicura di sé e pronta a far innamorare o ingelosire eventuali pretendenti, a Nemorino - ingenuo “ragazzotto” pronto a tutto pur di legarsi alla bella Adina, a Dulcamara – ciarlatano e rocambolesco ambulante ma di buon core, a Belcore – avvenente carabiniere, spocchioso e… voglioso, agli abitanti del paese – ognuno col proprio carattere.
Gaetano Donizetti non si attendeva, dall’Elisir, un trionfo e ne sottovalutò, inizialmente, il valore. Tuttavia, quando l’opera andò in scena il 12 Maggio 1832 al Teatro della Cannobbiana a Milano, il successo fu enorme e culminò in ben trentadue rappresentazioni. Anche la critica aveva dato esito favorevole includendo fra i suoi sostenitori anche Mendelsshon ed il severissimo Hanslick. Da allora ad oggi il capolavoro donizettiano non è mai uscito dal repertorio e il consenso della critica ed il gradimento del pubblico non hanno mai abbandonato l’opera.