Taormina Arte musica teatro danza

1984 -

“Voi sapete che io ho la nomina (non di senatore, per carità) che sono un orso, ho un carattere spinoso, che sfuggo…sono sfuggente. Non è vero. Se io non fossi stato sfuggente, se non fossi stato un orso, se non fossi stato uno che si mette da parte, non avrei potuto scrivere cinquantacinque commedie.

Insisto col dire: Il Teatro, se lo si vuol fare seriamente, è altruistico non egoistico; l’altruismo ritorna, l’egoismo…ti manda all’altro mondo.
Questo l’ho fatto perché così è la mia vita, così come sono nato, così come mi hanno insegnato i maestri di un tempo.
Perché sono venuto qui stasera? Eh beh, certo me ne sarei stato a casa, come ho fatto sempre, a scribacchiare qualche ultimo pensiero, qualche ultima follia. Ma ho detto: no. Io ci devo andare perché è la festa dell’arte, è la festa degli attori, e finalmente li voglio guardare in faccia, tutti quanti. Voglio, voglio vedere anch’io il teatro dalla platea, voglio anch’io vedere il teatro che cammina, voglio vedere il teatro che non si arrende, che va avanti con i giovani, con gli anziani, con i vecchi come me, che va avanti. Ecco perché sono tra voi stasera. Per vedere questa serata di festa.

Questo teatro lo conosco; ci sono venuto tanti anni fa, ma non è oggi come allora.
OGGI QUESTO TEATRO DEVE DIVENTARE IL TRONO DELL’ARTE.
L’abbiamo inaugurato noi, con le nostre forze, con i nostri sacrifici, perchè fare teatro sul serio significa sacrificare una vita. Sono cresciuti i figli ed io non me ne sono accorto…….Meno male che mio figlio è cresciuto bene. Questo è il dono più grosso, più importante che ho avuto dalla natura. Senza mio figlio, forse, io me ne sarei andato all’altro mondo tanti anni fa. Io devo a lui il resto della mia vita. Lui ha contraccambiato in pieno. Scusate se faccio questo discorso e parlo di mio figlio. Non ne ho mai parlato. Si è presentato da sè, è venuto dalla gavetta, dal niente, sotto il gelo delle mie abitudini teatrali.
Quando sono in palcoscenico a provare…..quando ero in palcoscenico a recitare…..è stata tutta una vita di sacrifici. E di gelo. Così si fa il Teatro. Così ho fatto!"
Eduardo De Filippo
Teatro Antico di Taormina, 15 settembre 1984

Queste parole, pronunciate sul palcoscenico del Teatro Antico da Eduardo De Filippo a qualche mese dalla sua morte, rappresentano uno dei momenti più belli e significativi della storia di “Taormina Arte”.
Davanti ad alcuni dei più grandi attori e autori teatrali italiani e al figlio Luca, Eduardo lascia una sorta di testamento spirituale, con un’appendice, siglata di suo pugno sul registro delle firme del San Domenico: “Cari colleghi, vi prego amatevi fra di voi, come il pubblico vi ama. Questo è il segreto del successo!”

Quella dell’84 sarà ricordata come l’edizione di Eduardo e della “Festa del Teatro”. La rassegna è presentata ancora una volta a Roma.
Rispetto all’anno precedente, gli organizzatori decidono di accorpare, in tre periodi distinti, le manifestazioni di Cinema, Teatro, Musica e Danza, citate in ordine temporale, con un’inedita apertura teatrale, il 16 luglio, prima della rassegna cinematografica (“Elettra”, di Euripide con Marina Malfatti), ed una breve parentesi il 28 e 29 luglio del balletto classico con una catena di esibizioni, tra cui quella dei ballerini del Teatro della Scala e tre coreografie di Maurice Bejart.

Nasce la figura del direttore artistico: confermati i tre del Cinema e Gioacchino Lanza Tomasi, mentre a Gabriele Lavia e alla drammaturgia shakesperiana è dedicata la sezione Teatro.

Le opere messe in scena nella rassegna teatrale sono un omaggio a Shakeapeare (prologo all’edizione dell’85): i sonetti, con “Finchè occhi vedranno”, di Giancarlo Sbragia; la tragedia con “Amleto”, nella terza versione proposta da Gabriele Lavia ed una cast d’eccezione (Umberto Orsini, Rossella Falk, Monica Guerritore); la commedia, con “La Tempesta”, per la regia di Carlo Cecchi.

All’autore di Stratford on Avon è dedicato anche un convegno internazionale, tre giorni di interventi, analisi, tavole rotonde con la partecipazione di attori, registi, studiosi, critici e due ospiti di spicco: il drammaturgo Tom Stoppard e l’attore Peter O’Toole.

Respiro internazionale, ma anche tradizione con i Pupi siciliani dei fratelli Pasqualino, presenti a Taormina così come nell’83.

Musica, quest’anno, è la riscoperta del Madrigale, in particolare della scuola madrigalistica siciliana che, anche in questo caso, diventa oggetto di un convegno di studi, e che rivive grazie ai musicisti del complesso barocco “The English Bach Festival”, non solo a Taormina, ma anche nei centri siciliani dove si affermò: Palermo, Messina, Castelvetrano, Piazza Armerina, Nicosia, Randazzo, Caltagirone.

La danza contemporanea vive un momento particolare con l’esibizione del “Copasetics tap Group”, sei arzilli ballerini d’età compresa fra i 50 e i 60 anni che riescono ad entusiasmare la platea del Teatro Antico: un successo che i critici definiscono “trionfale”.

Caratteristica di “Taormina Arte”, per questa sezione, è quella di proporre spettacoli inediti, come il Teatro Gitano di Mario Maya o il Tango di Oscar Araiz, ed esclusive, come la prima italiana de “La Terre de Pug”, della compagnia di Murray Louis.

La chiusura è affidata ai “grandi”, con la consegna dei premi, nell’ambito della manifestazione “Una festa per il Teatro”.
Vengono assegnati i primi “Biglietti d’oro”, alle dodici produzioni con il più alto numero di spettatori in assoluto in almeno quattro mesi di programmazione e alle sei produzioni con più alta media di presenza. Giuseppe Fava per “L’ultima violenza” e Franco Brusati per “La donna sul letto”, ottengono i premi Idi destinati al miglior autore di una novità italiana; con “I promessi sposi alla prova”, Andrèe Ruth Shammah, vince per la miglior regia; le migliori interpretazioni sono quelle di Gino Bramieri, Renzo Giovampietro, Pupella Maggio, Mario Maranzana, Leopoldo Mastelloni, Pino Micol. I premi “Una vita per il Teatro”, vanno a Giorgio Streheler, Tino Carraro, Turi Ferro, Paolo Stoppa, Franz De Biase e al grande Eduardo De Filippo.

 

 

 

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