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LA TEMPESTA

A dare vita alle magie di Prospero, duca di Milano spodestato, il grande Virginio Gazzolo, autentico signore del Teatro italiano. Una vita sui palcoscenici più prestigiosi, senza dimenticare il cinema (due nomi su tutti tra i registi con cui ha lavorato: Roberto Rossellini e Pietro Germi), in un vastissimo repertorio che gli ha consentito di interpretare una ricchissima varietà di personaggi. Taormina lo ricorda per due belle interpretazione: nel ’90 in “Testamento di sangue”, omaggio a Pier Paolo Pasolini con la regia di Renato Giordano; nel ’97 , diretto da Teresa Pedroni in “Filottete” di Sofocle.
Accanto a lui, domani sera, un inedito Fausto Costantini, attore ma soprattutto regista e autore teatrale, nel ruolo del mostro Calibano e Benedicta Boccoli, lo spirito dell’aria liberato da Prospero. Completano il cast: Francisco Carradine (Alonso), Enzo Casertano (Trinculo), Claudia Cirilli (Iside), Giovanni Ribot (Stefano), Francesco Reda (Sebastiano), Massimo Leggio (Antonio), Valentina Ferrante (Miranda), Geremia Longobardo (Ferdinando) e con la partecipazione di Giulio Farnese nel ruolo di Gonzalo.
Le musiche sono eseguite dal vivo, con percussioni ed elettronica, da Fulvio Maras.
“La tempesta” è già stata rappresentata per “Taormina Arte” in altre due occasioni. Nel 1984, con la regia di Carlo Cecchi e quattro anni più tardi in prima assoluta, nella particolare rilettura del gruppo inglese “Cheek by Jowl Company”. Ma i versi di Shakespeare hanno conquistato il Teatro Antico anche con la voce di Edoardo De Filippo, in una serata a lui dedicata nel ’94 a dieci anni dalla sua morte, quando fu fatta ascoltare la registrazione della sua traduzione della commedia per le marionette dei fratelli Colla.
Walter Manfrè è una delle presenze più costanti nel cartellone di “Taormina Arte” dal 1993, quando portò in scena “La confessione”, mirabile esempio di quel “teatro della persona” che alterna, nella sua attività, al teatro tradizionale e che rivive in lavori di successo come “La cena”, “Il viaggio”, “La cerimonia”, fino a “Le voci umane” rappresentato sulla terrazza del PalaCongressi di Taormina, proprio l’anno scorso.
E la visione di Manfrè del rapporto che deve instaurarsi fra pubblico e attori durante la rappresentazione sembra prendere vita anche in questa versione de “La tempesta”, che si annuncia originale e interessante. “Lo spettatore – dice Manfrè – è un aiutante del mago. Insieme a lui può scatenare le tempeste, placare i venti, far apparire da improbabili cilindri provabilissimi spiriti dell’aria e folletti impertinenti o cattivi calibani figli di demoni e streghe, trasformare dinamici e aggressivi giovani metropolitani in barocche ed immobili statue di gesso. Questa ‘Tempesta’ è la cronaca di uno spettacolo dove tutti siamo interpreti: gli attori nel ruolo dei loro personaggi e gli spettatori nel ruolo di sostegno attivo alla presentazione affinché si crei ogni sera la giusta alchimia e dove il confine tra palcoscenico e platea si assottiglia sino al punto di ritrovarci a vivere uniti su quell’isola”.



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