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CARMEN CONSOLI in concerto

Giuseppe Attardi

 

Un panino, una birra e poi... Carmen Consoli: la ragazza dei pub che verso la metà degli anni Novanta cantava Otis Redding, Aretha Franklyn e Janis Joplin, facendo accorrere decine di giovani in jeans e "chiodo" alla "Cartiera", localino di piazza Bellini, nel centro storico di Catania, cento metri distante dal tempio della lirica etnea. Nel dicembre del 2000 quella ragazza è tornata nella stessa piazza, ma, questa volta, per esibirsi davanti all'elegante pubblico del Teatro Massimo Bellini. Da "cantantessa" a diva. Una strada lunga e irta che Carmen Consoli - nata il 4 settembre 1974 a San Giovanni La Punta, prima chitarra a 9 anni - ha percorso con passi rapidi e prepotenti. Era il 1996 quando fece la sua prima apparizione davanti a una platea televisiva. Soltanto due anni prima, Francesco Virlinzi, talent scout e proprietario della Cyclope records, piccola etichetta discografica di Catania, l'aveva scoperta nei pub proponendole di incidere un disco. Pantaloni e maglietta, la chitarra come coperta di Linus, spettinata,
timida ed emozionata come un pulcino, Carmen si presentò sul palco del Teatro Ariston per concorrere nella sezione giovani al Festival di Sanremo. La canzone era "Amore di plastica", brano firmato dalla stessa Carmen in coppia con l'ex Denovo Mario Venuti e incluso nell'album d'esordio "Due parole". Accordi sghembi, al limite della dissonanza. Voce singhiozzante, appassionata, lontano dal canonico cliché made in Italy. Fu subito un successo. A fare breccia nel pubblico, come negli addetti ai lavori, non fu soltanto il valore della canzone né quello, altrettanto importante, della sua interpretazione: Carmen impressionò anche per il suo aspetto aggressivo e fragile al tempo stesso, e per una personalità che bucava lo schermo. Consolida il successo con una lunga tournée nelle principali città italiane e partecipa a manifestazioni importanti (Concerto del Primo Maggio, Max Generation, Sonoria, Premio Recanati, Premio Tenco, Pim), emozionando il pubblico grazie all'energia e alla passione delle sue performance. Poi, l'anno successivo, il ritorno a Sanremo con "Confusa e felice". E' una nuova ventata di energia, che mette in mostra la forza e la determinazione della rockeuse siciliana. Il brano, dal suono scarno e elettrico, è la migliore presentazione del nuovo album, "Confusa e felice", un titolo che diverrà in breve uno degli slogan dell'anno. Così come "Mediamente isterica", terzo disco: titolo che rispecchia il contenuto, acido e acerbo, duro e spigoloso, che non viene ben compreso da tutti. E' l'unico passo falso di una carriera in continua ascesa. La consacrazione definitiva arriva nel 2000, un "anno fantastico" per Carmen. Trampolino di lancio è ancora una volta il Festival di Sanremo, dove si presenta con la canzone "In bianco e nero". Capelli corti, tacchi a spillo, gambe nude, il brutto anatroccolo è diventato un cigno. La bambina impertinente è cresciuta. La ragazza dei pub è una donna con la "D" maiuscola. "In bianco e nero", inserita nel nuovo album "Stato di necessità", preannuncia la virata della "cantantessa". "A un certo punto sembrava stessi impersonando un personaggio, quello dell'artista che fa sempre e solo rock, quindi ho cercato di cambiare - spiega - Ero stufa di essere 'mediamente isterica', volevo esprimere anche dolcezza, romanticismo, uscire dal mio personaggio di artista aspra, ironica, cinica. Mi sono sforzata di maturare sul piano compositivo, studiando l'uso dell'armonia anziché erigere muri di suono. Oggi preferisco un bolero a un punk, una beguine a un beat. E' una evoluzione ormonale: l'adolescente è diventata donna". Il rock diventa così soltanto uno degli elementi del mondo musicale di Carmen che spazia fra arrangiamenti alla Burt Bacharach, soul, jazz e bossa nova come in "Parole di burro", secondo hit di un album straordinario. Domenico Modugno s'incontra e s'intreccia con i Beatles e i Rolling Stones. La pornostar Selen s'intromette nell'erotismo raffinato di un fumetto di Milo Manara. Il "Sultano della Kianca" duetta con un "Amado senor". Ma il ruolo che Carmen Consoli ha avuto ed ha nel mondo della musica va ben oltre le semplici notazioni stilistiche e gli allori conquistati sul campo. La sua apparizione sulla ribalta nazionale ha avuto un effetto rivoluzionario, regalando visibilità a un ribaltamento di ruoli che fino a pochi anni fa era soltanto una sensazione strisciante. Prima del "ciclone Carmen", la donna nel rock italiano rappresentava l'eccezione. In molti casi, più che apprezzata, era sopportata. Il nostro Paese, in tradizionale ritardo rispetto ai cambiamenti provenienti dal mondo anglosassone, ha recepito non senza difficoltà il messaggio di emancipazione lanciato negli anni Novanta da Alanis Morissette, Courtney Love, Tori Amos, PJ Harvey e, in un certo senso, Madonna. Tutte artiste che, consapevolmente o meno, hanno sfidato la gerarchia maschile nell'universo musicale, imponendosi all'attenzione con gli stessi comportamenti e la stessa personalità che hanno permesso a Mick Jagger o a Lou Reed di conquistare enormi spazi nell'immaginario collettivo di almeno tre generazioni di adolescenti. Carmen Consoli ha avuto l'indiscutibile merito di fornire il primo prototipo di rockeuse all'italiana anni Novanta, aggiornando il modello coraggiosamente proposto in passato da artiste come Gianna Nannini o (in modo diverso) Loredana Bertè e imponendo in maniera fragorosa uno stile realmente "alternativo". La Consoli rappresentò il filo rosso che collegava la fine del Millennio agli schizofrenici anni Sessanta e soprattutto alla figura di Patty Pravo, impudica eroina pop che per prima rivendicò il suo essere donna, con tutto ciò che una simile affermazione può comportare. Il "miracolo" della cantantessa catanese sta forse nella sua (probabilmente involontaria) capacità di sollevare un'onda che è stata cavalcata con successo da tanti altri talenti al femminile che oggi hanno finalmente conquistato il loro spazio vitale: da Cristina Donà fino alla vincitrice dell'ultimo Festival di Sanremo, Elisa. Donne, giovani, sulla cresta dell'onda. Ma ognuna diversa dall'altra. Perché Carmen Consoli è figlia del rock, ma è soprattutto figlia della sua terra, della "sua" Catania. Nella sua musica c'è il fuoco dell'Etna, l'ironia caricaturale del civitoto, la chiassosità e i personaggi della Pescheria (uno dei luoghi più caratteristici della città etnea), i raffinati e sofisticati ornamenti barocchi. Nei suoi concerti ci sono Bruce Springsteen e Janis Joplin, ma anche Martoglio e Rosa Balistreri, c'è la citazione francese, ma c'è anche la battuta in dialetto. La rockeuse e la "cantantessa" si scambiano continuamente i ruoli, l'elegante interprete lascia spesso la scena alla ragazza qualunque che non ha timore di raccontarsi in prima persona, di scoprirsi, di mettersi a nudo, né ha vergogna di parlare di sesso e di mestruazioni o di svelare sentimenti e emozioni. Che non ha paura di cantare sé stessa: ogni canzone è una fotografia che descrive un pezzo di storia, intima, personale, ma condivisa da migliaia di donne. E non è un caso che ai suoi concerti la maggioranza del pubblico sia formata da ragazze. Sempre attentissima all'immagine, Carmen è diventata l'icona femminile del nuovo rock italiano, tra apparizioni in televisione, fortunate tournée (ha suonato in tutti i più importanti festival rock italiani), collaborazioni di rilievo (su tutte quella con il concittadino Franco Battiato) e il recente debutto cinematografico nel fortunatissimo film "L'ultimo bacio" del regista Gabriele Muccino. Dopo un tour acustico nei teatri d'opera che l'ha imposta anche come affascinante entertainer ed emozionante trapezista che volteggia fra suoni e parole, adesso è impegnata a proporre la sua musica anche all'estero: prima tappa la Francia, dove ha trovato nel leggendario Henri Salvador il suo primo fan e, soprattutto, il traduttore delle sue canzoni. In aprile, oltr'Alpe, sono usciti un mini cd e una versione riveduta e ampliata a quindici tracce di "Stato di necessità". Il singolo include una cover di "Je suis venue te dire che je m'en vais" di Serge Gainsbourg, "Gemine impertinent" e "Narcisse". Ascoltandola cantare senza imbarazzi in francese, Donna Carmen sembra una chanteuse dell'ultima generazione. Lo sfondamento dei confini europei è appena cominciato. Nel frattempo il pubblico italiano la consacra "artista dell'anno" nel tradizionale "Premio della musica 2001". Il successo, comunque, non sembra averla contagiata più di tanto: "Sono una persona a cui piace la vita e piace vivere, mi piace ridere e sorridere anche su me stessa - commenta - E il futuro non mi fa paura. Vivo e vedo quello che capita. Intanto mi diverto a suonare e a far divertire. Senza prendermi troppo sul serio". Ogni sfida vinta, ogni vetta raggiunta, ogni alloro conquistato, diventa per Carmen Consoli un nuovo punto di partenza per raggiungere altri e più ambiziosi obiettivi. Per stupire il pubblico e, soprattutto, sé stessa.