Palazzo dei Congressi Direttore artistico Giorgio Albertazzi |
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VITE A RISCHIO scritto e diretto da Salvatore Chiosi nuovo allestimento con Arturo Paglia e Andrea Rispoli scene e costumi di Stefano Cioncolini |
Un dramma della memoria per compiere una scelta estrema
"Vite a rischio" vuole raccontare
l'amicizia ritrovata di due ventenni di oggi (parte di un generazione per molti versi
fragile e disorientata). Temi e problemi sociali quali camorra, delinquenza giovanile e
pentitismo, fanno da sfondo alla loro storia. L'amicizia di due bambini, due adolescenti,
che dividono in un vicolo i giochi, le loro prime esperienze ed emozioni, la si può
scoprire intatta e forse più intensa, a distanza di tempo. La famiglia, la scuola, un
adulto influiscono indubbiamente sulla formazione di un bambino, di un ragazzo. Ma quanto
di reale volontà individuale c'è in una scelta?
"Vite a rischio" è, sotto certi aspetti, dramma della memoria, a cui si chiede,
quasi si impone, una scelta estrema.
E l'amicizia è qualcosa di simile all'amore o è qualcosa di più? Due amici, di fronte a
una scelta estrema, sapranno trovare il coraggio di "cambiare" se stessi e
scegliere la soluzione più lontana dai propri principi e convinzioni? Un "fatto di
cronaca" e le sue "conseguenze" diventano l'occasione non solo per
raccontare un sentimento (che il nostro tempo - per strana inibizione - nasconde e
apparentemente sottovaluta), ma anche per osservare un radicato fenomeno come la camorra
attraverso l'esperienza di un giovane che ne fa parte e di un altro che si impegna
socialmente a combatterla.
"Vite a rischio" è una storia che direttamente o indirettamente ci riguarda; ha
sì per sfondo la città di Napoli e le sue problematiche sociali, ma è una nostra
storia. E basta poi pensarla in una qualsiasi metropoli del mondo, dare nomi diversi ai
personaggi, perché non sia più solo "nostra"...
Gli attori, agendo in una scenografia "aperta" (che vuole solo suggerire
l'interno e l'esterno di una baracca sulla spiaggia di Licola) comunicheranno via via, per
contrasto, il senso di "chiuso", l'essere in gabbia, il timore di una mancata
soluzione alla storia. Una recitazione vera che, in questo spazio simbolico, ha come
sottofondo il suono del mare.
La trama
Enzo, un giovane napoletano di ventuno anni, per sfuggire alla polizia (che passava per
via S. Lucia a Napoli nel momento in cui sparava a un commerciante che da tempo rifiutava
il pizzo), si è servito di un'automobile in sosta, a motore acceso, su una strada
laterale. Nell'auto, però, l giovane ha trovato, seduto a fianco del sedile di guida,
Franco, napoletano di vent'anni. Che fare? Spingerlo fuori dell'auto rischiando la
denuncia di un testimone o ammazzarlo? Millesimi di secondo per decidere. Enzo ha stordito
Franco con il calcio della pistola ed è partito. Riuscito a far perdere le sue tracce ai
poliziotti, si è rifugiato in una baracca su una spiaggia del litorale... nei pressi di
Licola.
Enzo e Franco si conoscono. Legati fino all'età di 13 e 12 anni da una forte amicizia, si
ritrovano ora, adulti, a vivere e affrontare una nuova esperienza per entrambi. Franco è
iscritto alla facoltà di sociologia e animato da un forte spirito idealista sogna
ostinatamente un mondo migliore per tutti. Enzo proprio dall'età di 13 anni, milita in un
clan di camorristi, e cinico e realista ha imparato a vedere il mondo per com'è.
I due trascorreranno in quella baracca quattro giorni, durante i quali, pur ritrovando il
sapore di una passata amicizia, le rispettive idee maturate negli anni, si scontreranno
ripetutamente: il realismo dell'uno più volte sconfiggerà l'idealismo dell'altro. La
notizia della morte del commerciante, poi, creerà un nuovo e più pesante conflitto.
Sarà possibile a entrambi un ritorno nel quotidiano che consenta di dimenticare e
dimenticarsi?