testa_teatro.JPG (13533 byte)

Palazzo dei Congressi
3 - 27 ottobre

Direttore artistico Giorgio Albertazzi


email.GIF (1906 byte)
vite_risc.jpg (6649 byte) VITE A RISCHIO
scritto e diretto da Salvatore Chiosi
nuovo allestiment
o
con Arturo Paglia e Andrea Rispoli
scene e costumi di Stefano Cioncolini

 

Un dramma della memoria per compiere una scelta estrema

"Vite a rischio" vuole raccontare l'amicizia ritrovata di due ventenni di oggi (parte di un generazione per molti versi fragile e disorientata). Temi e problemi sociali quali camorra, delinquenza giovanile e pentitismo, fanno da sfondo alla loro storia. L'amicizia di due bambini, due adolescenti, che dividono in un vicolo i giochi, le loro prime esperienze ed emozioni, la si può scoprire intatta e forse più intensa, a distanza di tempo. La famiglia, la scuola, un adulto influiscono indubbiamente sulla formazione di un bambino, di un ragazzo. Ma quanto di reale volontà individuale c'è in una scelta?
"Vite a rischio" è, sotto certi aspetti, dramma della memoria, a cui si chiede, quasi si impone, una scelta estrema.
E l'amicizia è qualcosa di simile all'amore o è qualcosa di più? Due amici, di fronte a una scelta estrema, sapranno trovare il coraggio di "cambiare" se stessi e scegliere la soluzione più lontana dai propri principi e convinzioni? Un "fatto di cronaca" e le sue "conseguenze" diventano l'occasione non solo per raccontare un sentimento (che il nostro tempo - per strana inibizione - nasconde e apparentemente sottovaluta), ma anche per osservare un radicato fenomeno come la camorra attraverso l'esperienza di un giovane che ne fa parte e di un altro che si impegna socialmente a combatterla.
"Vite a rischio" è una storia che direttamente o indirettamente ci riguarda; ha sì per sfondo la città di Napoli e le sue problematiche sociali, ma è una nostra storia. E basta poi pensarla in una qualsiasi metropoli del mondo, dare nomi diversi ai personaggi, perché non sia più solo "nostra"...
Gli attori, agendo in una scenografia "aperta" (che vuole solo suggerire l'interno e l'esterno di una baracca sulla spiaggia di Licola) comunicheranno via via, per contrasto, il senso di "chiuso", l'essere in gabbia, il timore di una mancata soluzione alla storia. Una recitazione vera che, in questo spazio simbolico, ha come sottofondo il suono del mare.


La trama
Enzo, un giovane napoletano di ventuno anni, per sfuggire alla polizia (che passava per via S. Lucia a Napoli nel momento in cui sparava a un commerciante che da tempo rifiutava il pizzo), si è servito di un'automobile in sosta, a motore acceso, su una strada laterale. Nell'auto, però, l giovane ha trovato, seduto a fianco del sedile di guida, Franco, napoletano di vent'anni. Che fare? Spingerlo fuori dell'auto rischiando la denuncia di un testimone o ammazzarlo? Millesimi di secondo per decidere. Enzo ha stordito Franco con il calcio della pistola ed è partito. Riuscito a far perdere le sue tracce ai poliziotti, si è rifugiato in una baracca su una spiaggia del litorale... nei pressi di Licola.
Enzo e Franco si conoscono. Legati fino all'età di 13 e 12 anni da una forte amicizia, si ritrovano ora, adulti, a vivere e affrontare una nuova esperienza per entrambi. Franco è iscritto alla facoltà di sociologia e animato da un forte spirito idealista sogna ostinatamente un mondo migliore per tutti. Enzo proprio dall'età di 13 anni, milita in un clan di camorristi, e cinico e realista ha imparato a vedere il mondo per com'è.
I due trascorreranno in quella baracca quattro giorni, durante i quali, pur ritrovando il sapore di una passata amicizia, le rispettive idee maturate negli anni, si scontreranno ripetutamente: il realismo dell'uno più volte sconfiggerà l'idealismo dell'altro. La notizia della morte del commerciante, poi, creerà un nuovo e più pesante conflitto. Sarà possibile a entrambi un ritorno nel quotidiano che consenta di dimenticare e dimenticarsi?

back.jpg (4935 byte)